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Santo del giorno: 19 Gennaio - Santi Mario, Marta, Audiface e Abaco (martiri)

ANTEPRIMA "SEGNO"

Su Il Segno del Soprannaturale n. 364 ottobre 2018

 
 
UN INCONTRO INDIMENTICABILE CON L’ARCANGELO MICHELE
di Daniela Rossi
 
Il 20 gennaio 1995 (venerdì) alle ore 18,10 è entrato nella mia stanza un ragazzo sui sedici anni, si chiama: “MICHELE”. Riccio e biondo, mi ha detto: “Daniela! Ti riconoscerai in questa preghiera!”. Poi ha aggiunto: “Pregherai con me, ed io per te! Ricordati di s. Michele arcangelo, che è vicino a Padre Pio!”. Nonostante gli avessi detto di essere radioattiva,
Lui ha voluto restare vicino a me! Mi ha dato tanto coraggio. Grazie Signore
 
IL RICOVERO IN OSPEDALE E L’INCONTRO CON MICHELE
Questo misterioso ragazzo venne a visitarmi nella stanza dell’ospedale Policlinico Umberto I di Roma nel 1995, quando fui ricoverata per sottopormi alla dose di iodio radioattivo per un carcinoma papillifero della tiroide (avevo 43 anni). Premetto che mi fu asportata tutta la tiroide nei mesi precedenti (settembre 1994), fu in quell’occasione del ricovero che trovai nel comodino del letto n. 12 un santino di padre Pio, lo pregai tutte le sere, mi sentivo confortata da quella preghiera. Passato qualche mese dall’intervento decisi di andare a S. Giovanni Rotondo per chiedergli ancora aiuto e sostegno, comprai anche un libro che parlava della sua storia perché non la conoscevo. Sapendo perciò che avrei dovuto affrontare a breve un altro ricovero per la terapia dello iodio radioattivo e che avrei dovuto stare per qualche giorno in isolamento, mi riproposi di leggere il libro della sua storia.
La visita di questo giovane volontario, così si definì il ragazzo, capitò proprio nel momento in cui stavo leggendo la storia del venerabile Padre, gli dissi come avesse fatto ad entrare nella mia stanza dal momento che avevo assunto la pasticca di iodio radioattivo e perciò dovevo stare isolata dalle persone a causa delle radiazioni che si sprigionavano dal mio corpo.
Lui mi rispose di essere entrato senza farsi scorgere dagli infermieri altrimenti lo avrebbero bloccato.
Il ragazzo mi vide molto triste e piangente, mi incoraggiò parlandomi di varie cose, ma in particolar modo del suo interesse per gli ammalati, tanto che, se non andava a visitarne almeno uno al giorno non sarebbe stato contento. Allora io gli raccontai della mia afflizione e quanto mi rattristava stare così in isolamento, infatti chi assume lo iodio radioattivo deve stare parecchi giorni lontano da tutti perché le radiazioni assunte potrebbero nuocere le persone vicine...
 
 
Continua su Il Segno del soprannaturale n. 364
 
 
 
 

 

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