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Santo del giorno: 22 Gennaio - Santi Vincenzo (diacono e martire) e Anastasio (martire)

ANTEPRIMA "SEGNO"

 
Sono sopravvissuto alla morte e ho visto il Paradiso
di padre Wieslaw Nazaruk
 
Sono un missionario degli Oblati di Maria Immacolata. Nel gennaio 1991 partii per una missione in Canada. Vi rimasi per tredici anni. I pellerossa con cui ho lavorato vivevano in 5 diverse zone nel nord del Canada, sparsi su un territorio di oltre 400 km.
C’era solo un missionario che prestava servizio in questa regione, motivo per cui gli indiani, per partecipare alla messa domenicale, dovevano percorrere grandi distanze in aereo. Amavano talmente il Signore Dio che per poter partecipare alla messa, confessarsi e ricevere la santa comunione, usavano l’aereo.
I pellerossa sono per natura molto religiosi. Non ho mai incontrato uno solo di loro o un Eschimese che dicesse di non credere in Dio. Per queste persone semplici, non credere in Dio è una cosa così assurda che sostenerlo è semplicemente impossibile perché bisognerebbe essere straordinariamente stupidi e ciechi per dire che non si crede in Dio. Com’è possibile non credere in Dio? Questa è la cosa più ovvia al mondo. Tutta la creazione ci parla di Dio: l’aria, il sole, la luna, ogni uccello, ogni roccia. Ogni fruscio di foglia è la prova della grandezza di Dio. Dopo la prima messa che celebrai tra i pellerossa, un’anziana donna malata mi spiegò su cosa si fondasse la saggezza degli indiani: “Quando parliamo con Dio e ascoltiamo Dio, siamo retti e conosciamo ogni cosa. Quando smettiamo di parlare con Dio e cessiamo di ascoltarlo, diventiamo tutti stupidi”. Questa donna non aveva bisogno della mia sapienza. In poche parole mi aveva spiegato cosa si aspettasse da me come prete. Queste parole si possono applicare a tutti noi cristiani. È ciò che si aspettano molti popoli nel mondo: molti cuori sono ancora in attesa della buona novella e dovrebbero essere in grado di amare e pregare, e allora noi, dovunque ci troviamo, dovremmo essere testimoni di Dio e seguaci di Cristo. È così che altre persone che incontriamo potranno camminare sulla strada giusta e migliorarsi.
 
CLINICAMENTE MORTO
Qualche anno dopo, con un altro sacerdote, feci una breve vacanza in Messico, solo per ritemprare le forze. Eravamo in una località balneare sulla costa. Un giorno, di mattina presto, camminavo lungo la spiaggia per recitare il Rosario. Il mare era calmo. La superficie dell’acqua era senza increspature. Non c’erano onde lungo la spiaggia! All’inizio non avevo intenzione di nuotare, ma dopo un po’ decisi di entrare in acqua, fu molto gratificante. Così iniziai a nuotare lungo la riva. Mi misi sul dorso e mi rilassai per diversi minuti... Ad un certo punto, sollevato il capo, mi accorsi che mi ero allontanato un bel po’ dalla riva. Ma ero ancora così vicino che non mi preoccupai: nessun problema, mi dissi, rientrerò in breve tempo. Mi voltai e iniziai a nuotare verso la riva. Ma mi sembrava invece che mi stessi allontanando. Così iniziai a nuotare più velocemente, ma senza risultato: andavo alla deriva nella direzione opposta! A questo punto, mi è venuto in mente: “È una risacca”. Ed era in effetti una forte risacca ma non avevo notato bandiere rosse che la segnalassero. L’acqua lungo la riva sembrava calma, questo era proprio il motivo per cui era così liscia, per la risacca. Mi sono spostato ancora. In quel momento ero molto lontano dalla riva e mi venne da pensare: “Non è strano che nemmeno per un momento provi la minima paura di annegare o che mi succeda qualcosa?”. Provavo una grande pace interiore. Cercavo solo di conservare le forze e di respirare. Ero profondamente convinto che qualunque cosa succedesse, non sarei morto. Ero certo che qualcuno mi avrebbe visto e mi avrebbe salvato. Era davvero come se qualcuno mi stesse dicendo: “Non aver paura”.
Ad un certo punto, l’acqua mi portava via così forte che le onde intorno a me divenivano sempre più grandi. Mi spostavo lentamente nella vasta distesa dell’oceano. Non era uno scherzo: ero a diverse centinaia di metri dalla riva. Le onde mi schiaffeggiavano e non potevo sempre emergere in superficie per prendere un po’ d’aria fresca. La corrente della risacca mi aveva sommerso. Quando tornai in superficie, aprii gli occhi, ma la corrente mi sferzava talmente che non riuscivo a vedere molto. Non riuscivo più a capire dove fossi... Così cercavo di dirigermi verso la luce perché sapevo che era là che si trovava l’aria. Nuotavo, ma ora era iniziata la mia vera lotta per la sopravvivenza! Le onde enormi mi sommergevano una dopo l’altra. Dopo ogni immersione, mi trovavo più a fondo e mi riusciva sempre più difficile percorrere un tratto in superficie. Cominciavo ad accorgermi che la corrente riusciva a tirarmi così a fondo che non potevo più tornare in superficie. Per un po’ la lotta continuò. Non pensavo ancora alla morte, ma l’onda che seguì mi sommerse. Feci un grande respiro e cercai di trattenerlo il più a lungo possibile. L’onda mi aveva tirato giù così profondamente che mi trovai nell’oscurità più totale. In questa oscurità, non riuscivo più a capire esattamente dove fossi né in quale direzione si trovasse la luce. Non sapevo come salvarmi! L’aria nei miei polmoni si stava esaurendo. Passò un bel momento. Pensavo che la mia morte sarebbe arrivata presto. Lottai alla cieca, provando ancora una volta a salvarmi, ma la profondità che mi teneva nella sua presa mi bloccava in un’oscurità impenetrabile... Potevo sentire i miei polmoni che collassavano e mi resi conto che stavo morendo. Era giunta la fine.
 
L’ENTRATA IN PARADISO
Avevo in mente solo un pensiero: la morte sarebbe arrivata e in un attimo mi sarei trovato davanti a Dio stesso! Avevo già avuto un’esperienza di Dio (n.d.r.: in una visione legata ad una sopravvivenza miracolosa in un incidente d’auto). Nella mia mente dissi: “Dio, vengo a te, Dio sii misericordioso, accogli la mia anima!”. E in quel momento, vidi la luce della presenza di Dio e fui completamente cosciente. Potevo vedere con chiarezza ed ero mentalmente cosciente: non mi ero mai sentito meglio. 
  ... continua

LEGGI IL SEGUITO SU IL SEGNO DEL SOPRANNATURALE N. 379 – gennaio 2020

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