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Santo del giorno: 16 Giugno - San Quirico martire

ANTEPRIMA "SEGNO"

 

ANTEPRIMA
 
San Giuseppe, un santuario e l’avventura del parroco “Montanaro”
di Ugo Sauro
 
IL SANTUARIO DI MONTE DI MALO DEDICATO A SAN GIUSEPPE
Secondo Wikipedia, in Italia ci sono circa 150 chiese che hanno per Patrono San Giuseppe, si tratta per lo più di chiese parrocchiali. Si distinguono sei tra Santuari e Basiliche a Lui dedicate. Fra queste ultime, le più note sono quelle di Asti, di Seregno (MI) e di San Giuseppe al Trionfale (RM).
Fra le tante chiese ne esiste però una con una speciale storia, la quale è nel contempo chiesa parrocchiale e “santuario”, almeno nelle intenzioni di chi la ha eretta, anche se non è mai stata ufficialmente proclamata come tale. Si tratta della chiesa di Monte di Malo nei Monti Lessini vicentini.
Chi la visita resta affascinato dalla sua bellezza e armonia, dalle quali si evince la devozione per il Santo Patrono nutrita dal sacerdote che l’ha ideata e che ne ha seguito passo, passo, l’edificazione, come un suo parto. Se si può fare un paragone, la chiesa di Monte di Malo appare, per molti aspetti, come la “versione al maschile”, dedicata al Padre putativo di Gesù, della “versione al femminile” rappresentata dalla Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino, “partorita” da don Bosco. Entrambe rispecchiano la passione di sacerdoti santi per le immense figure della Madre e del Padre putativo di Gesù, protagoniste della storia della salvezza, e nel contempo manifestano la ricerca della bellezza nella realizzazione di veri e propri templi, creati per onorarle e per farle amare.
 
UN SANTO SACERDOTE “EDIFICATORE”
Il sacerdote protagonista dell’erezione del tempio di Monte di Malo è don Gaetano Montanaro, nato a Schio nel 1846, ordinato sacerdote nel 1869 e parroco della Parrocchia di Monte di Malo fra il 1882 e il 1927, anno della morte. Don Gaetano è una persona provata dalla vita sin dalla fanciullezza, suo padre Pietro muore di tisi nel 1856, quando lui ha dieci anni; solo un anno dopo il suo unico fratello Francesco muore all’età di soli 14 anni per una forma extrapolmonare di tisi. Si dice che lui stesso fosse tubercolotico, tanto che si racconta che quando trentaseienne giunse a Monte di Malo come nuovo parroco, parte della popolazione lo abbia contestato affermando che non voleva un prete tisico. Quello che è certo è il fatto che sin dall’inizio della sua vita sacerdotale egli era molto devoto a san Giuseppe, forse perché rimasto senza il padre terreno si era affidato a questo Patriarca, nel quale santo, venerato come padre di Gesù, aveva fondato il suo sacerdozio a servizio della venuta del Regno di Dio in Terra.
A Monte di Malo, don Gaetano trova una situazione difficile perché la chiesa parrocchiale, dedicata ai martiri San Fabiano e Sebastiano, è pressoché inagibile, presentando molte crepe e segni di cedimento del tetto, essendo sorta su terreno instabile. Nei circa cinque secoli di vita della parrocchia, istituita nel 1388, la chiesa aveva dovuto essere ricostruita almeno sette volte e ora si preannunciava la necessità di un’ulteriore riedificazione. I parrocchiani, discendenti dei coloni tedeschi che nel XIV secolo avevano colonizzato l’area, disboscando e creando un sistema di insediamento a masi unifamiliari poi sostituiti da nuclei detti contrade, sembrano rassegnati all’inevitabile e per di più, data la povertà della maggior parte delle famiglie, non vedono soluzioni al loro dramma. Don Gaetano si muove con abilità nello stabilire i contatti, prega e agisce. Riesce a organizzare un sopraluogo da parte di un architetto e di un ingegnere, i quali concludono che un intervento di consolidamento dell’edificio sarebbe stato costoso e avrebbe fermato il degrado solo per pochi anni. A questo punto, don Gaetano decide che la chiesa vada ricostruita in una diversa posizione, non sulla “sabbia” ma sulla “roccia” e, grazie a dei beni di famiglia, acquista del terreno in corrispondenza di un cocuzzolo poco a monte del paese, ove decide di far costruire un nuovo tempio. Chiede alla popolazione, per lo più scettica per la convinzione che l’impegno economico non fosse sostenibile, di aderire al progetto con la preghiera, destinando all’iniziativa sia ore di lavoro, sia offerte secondo le disponibilità di ogni famiglia. Nel frattempo matura la convinzione che la nuova chiesa doveva non tanto sostituire la precedente, quanto, piuttosto, venire consacrata come santuario dedicato a san Giuseppe.
Tra le varie iniziative, egli, con il sostegno di alcuni industriali di Schio, cominciò a distribuire annualmente in ogni famiglia cinque grammi di seme di bachi da seta da allevare per le spese della chiesa. Questo permise ogni anno la raccolta di una discreta somma.
Nel 1892 iniziarono i lavori, con operai in parte retribuiti, in parte volontari. Don Montanaro scrive: “La prima pietra della nuova chiesa di san Giuseppe fu collocata il giorno del suo patrocinio, la terza domenica dopo Pasqua, il 13 aprile 1893… Fu collocata sotto il nome di san Giuseppe, esclusivo titolare della futura Chiesa”. I materiali per la costruzione e per la calce furono ricavati da cave locali, e anche demolendo la vecchia chiesa. Il Santissimo fece l’ingresso nel nuovo edificio, ancora incompleto, nel 1897. Nel 1900 venne completata la navata e si decorò la facciata al cui centro fu collocata la statua di san Giuseppe. Nel 1905 si richiese alle autorità ecclesiastiche che san Giuseppe venisse riconosciuto come principale patrono della chiesa e di tutta la parrocchia. Tale proposta fu esaminata e accolta dalla Sacra Congregazione dei Riti nel 1906, la quale però precisò che il nuovo patrono doveva venire aggiunto agli antichi (san Fabiano e Sebastiano). Il 10 maggio 1908 ci fu la solenne cerimonia dell’inaugurazione. Nel 1909 iniziò la costruzione dell’altare dedicato a san Giuseppe, abbellito da una splendida statua del santo e ornato da magnifici mosaici raffiguranti il “Transito di san Giuseppe” e la “Vita a Nazareth”. La chiesa fu consacrata il 18 ottobre 1911 da mons. Giorgio de Lucchi, amico e compagno di studi di don Montanaro, vescovo di Emesa in Siria. L’anno precedente, la Penitenzieria Vaticana, con un documento contro-firmato da Pio X, aveva concesso a chi visitava la chiesa l’indulgenza plenaria quotidiana, in perpetuo, cioè la possibilità di acquistare, una volta l’anno, ma in qualsiasi giorno, l’indulgenza plenaria, come scritto sulla facciata della chiesa.
Nel frattempo anche altre parti della chiesa furono abbellite da mosaici e dipinti, tra cui lo “Sposalizio di Maria Vergine”, il “Rifiuto di Betlemme”, la “Trinità in gloria”, un mosaico raffigurante il “Ritrovamento della Croce”. La chiesa fu completata nel 1926, quando iniziò la costruzione del campanile, terminato nel 1938. Don Montanaro morì nel 1927 e quindi riuscì a vedere finita la chiesa ma non il campanile.
 
 

 

CONTINUA SU IL SEGNO DEL SOPRANNATURALE N. 395

 

 

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