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Santo del giorno: 26 Marzo - Santa Lucia Filippini (vergine)

ANTEPRIMA "SEGNO"


 
AQUILEIA E LA PROFEZIA DI MALACHIA
di Alfredo Barbagallo                                                                                  
prima parte
 
 
PREMESSA
 
 

 
 

Quanto mi troverò qui ad affermare è estremamente particolare.

 
 

 
 

Parliamo qui d’altronde di un campo profetico. Ossia di un campo la cui validità è contestata alla radice dal mondo scientifico e dalla ricerca storiografica di base.

 
 

 
 

Su questioni del genere quindi nessuno può pretendere mai di avere ragioni da dimostrare, se vogliamo rimanere sani di mente. Mi sono così deciso a riportare i dati qui in esame solamente quando ho visto che le concordanze che vedevo mi risultavano corrette. Ossia quando ho valutato una loro iniziale, potente credibilità di fondo. Perché sulla forza dei numeri, delle date, dei riferimenti sacrali c’è in ogni tempo ben poco da scherzare.

 
 

 
 

Si tratta, ripeto, di dati solamente di massima e di traccia, per una analisi specifica per me del tutto singolare e sorprendente. Analisi che però tende a confermare in lettura generale gli altri e per me ben più consueti dati sullo studio storico delle Reliquie cristiane. E che in ogni caso ritengo così necessario, proprio per la sua rilevanza, comunicare già in questa primissima fase di studio. Liberissimo naturalmente chiunque nel ritenere di trovarsi di fronte a semplici coincidenze, io non ho certo intenzione di convincere nessuno. Lascio quindi doverosamente, da semplice ed ordinario studioso, questa breve nota alla attenzione delle centrali Autorità scientifiche e teologiche della Chiesa Cattolica, oltre che naturalmente dei ricercatori storici.

 
 

 
 

Grazie a tutti per la lettura. Alfredo Maria Barbagallo, febbraio – marzo 2019.

 
 
LA PROFEZIA DI MALACHIA
In sintesi. Tutti noi conosciamo ormai, per la sua eccezionale diffusione di massa, i termini generalissimi della celebre profezia sui papi di attribuzione medievale al vescovo irlandese Malachia di Armagh (Maelmhaedhoc O’Morgair, 1095-1148).
Il testo profetico – riportato in forma scritta dal benedettino Arnold de Wyon solamente nel 1595 – vede come noto, ed a partire dai suoi tempi sino esattamente ai nostri, Malachia elencare una serie di 111 Pontefici romani contrassegnati da un motto simbolico. Dopo di ciò subentrerebbe l’ultima figura di riferimento pontificale, dal nome indicativo di Petrus romanus ed in riferimento ad un breve testo che parrebbe come di indicazione di un crollo della Chiesa romana.
La profezia non parla quindi – e questo è importante, per evitare suggestioni di scene disastrose da cinema hollywoodiano – di fine del mondo, come spesso superficialmente è stato detto. Parrebbe invece come detto essere interpretabile come crisi di fondo della Chiesa romana, crisi che d’altronde nonostante ogni sforzo in senso contrario parrebbe attualmente essere realmente già in fase iniziale coinvolgendo progressivamente quindi l’intero ambito cristiano.
Sull’argomento malachiano personalmente mi sono già trovato a fornire studio interpretativo1, non tanto perché competente del settore – anche perché in questo settore non esistono competenti – ma proprio a risalire dalle mie precedenti ricerche in campo reliquiario.
Le mie ipotesi storiche mi riportavano quindi ad intravedere il vescovo Malachia, nel suo ultimo e fatale pellegrinaggio in Italia nell’estate del 1148, avere la visione finale sulla crisi della Chiesa romana accanto alla semi dimenticata Reliquia del Sangue di Gesù del Calvario ancora oggi preservata a Mantova2.
Naturale – ove confermato questo – tentare da ciò una conclusione. La Chiesa romana potrebbe ancora evitare il proprio tramonto riscoprendo e potenziando il proprio ruolo di custodia, venerazione ed indagine sulle reliquie di attribuzione cristologica e di fede popolare e millenaria.
 
 
LO SCHEMA MATEMATICO DI FONDO
Tutto ciò si inquadra ulteriormente in un particolare ed inquietante schema generale di lettura.
Come verificabile direttamente dal testo, la profezia sui papi non esprime solamente masse di figure e di nomi inseriti in puro schema di consecuzione temporale ma si realizza attraverso una impressionante successione avente alla base un preciso schema matematico di fondo.
Mi spiego meglio, ed in termini diretti. Tutto l’intero ciclo profetico malachiano pare realizzarsi in due immensi segmenti epocali ognuno dei quali riguardante esattamente la fase di 440 anni 3.
Ossia un complesso di 880 anni esatti, volendo assumere come naturale riferimento la fase iniziale della primavera/estate 1132 (ordinazione vescovile di Malachia – riconoscimento complessivo dell’autorità pontificale di Innocenzo II) sino al 30 aprile 2012 (prima comunicazione cardinalizia delle intenzioni dimissionarie di Benedetto XVI, poi effettivamente maturate l’anno successivo). Al centro, e a dividere esattamente le due fasi, la data di scomparsa al 1° di maggio del 1572 di papa Pio V, pontefice di ispirazione monacale di Arnold de Wyon, l’estensore materiale della profezia.
Prego così tutti i lettori di tenere a mente questi semplici dati matematici di fondo – due segmenti storici di 440 anni per uno – la cui rilevanza è stata osservata per primo già nel lontano 1951 da un complesso e quasi irreperibile studio specifico da parte del gesuita René Thibaut4. L’autore ecclesiastico arriva quindi già allora ad ipotizzare per l’anno 2012 la fine della successione pontificale piena, inquadrabile nel motto di Gloria olivae di riferimento a papa Ratzinger.
 

CONTINUA SU IL SEGNO DEL SOPRANNATURALE N. 370 – APRILE 2019 

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