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Santo del giorno: 11 Aprile - San Stanislao

ANTEPRIMA "SEGNO"

 

ANTEPRIMA
 
 ANDREA BESSETTE
I 10 ANNI DALLA SUA CANONIZZAZIONE
di Bernard Balayn
 
Dopo la lunga attesa per la canonizzazione di Alfred Bessette, celebrata da san Giovanni Paolo II, la Chiesa ha ricordato il suo decimo anniversario nei giorni 17-18 ottobre 2020. Andrea Bessette, conosciuto anche con il nome di frère André, si santificò infatti per quasi un secolo nella sua terra natale, il Canada, in seno alla Congregazione della Santa Croce. Fu una canonizzazione con risonanza mondiale, data la sua reputazione di santità consolidatasi fin dalla sua giovinezza al prezzo di una vita povera e caritatevole, a imitazione di colui che tanto lo aveva ispirato, il glorioso san Giuseppe, di cui diffuse straordinariamente il culto fino a dedicargli il più grande santuario mondiale: l’Oratorio di San Giuseppe di Mont-Royal a Montreal.
Ripercorrere la vita di Frère André significa vedere in essa ancora una volta la misericordia che Dio ha voluto riversare sul mondo attuale sconvolto dalla mancanza d’amore. Per questo ha scelto di rendere manifesta l’umiltà del più potente dei santi dopo Maria, dopo la sua Sposa senza macchia. Frère André ha passato la sua vita nel dire che Gesù, Maria e Giuseppe erano inseparabili, che bisogna pregarli e imitarli incessantemente per costruire un mondo più fraterno.
 
L’umiltà di una vita
Nell’essenza della sua testimonianza, l’esistenza di frère André è paragonabile a quella di due grandi santi del suo secolo, frère Bénilde[1] e Jean-Marie Vianney: ne ha imitato la povertà e le rinunce. A lui si possono applicare anche le parole di Pio XI quando canonizzò frère Bénilde: “Ha fatto cose ordinarie in maniera straordinaria”. La grazia di frère André, il destino della Chiesa, la speranza del mondo risiedono nel modello della sua esistenza: un illetterato che seguì san Giuseppe e Maria per vivere meglio in Cristo e per indicarlo, imitando Giovanni Battista, come l’inevitabile Salvatore di un mondo intriso di materialismo e disperazione: un deserto senza Dio.
Alfred Bessette nacque nel 1845 vicino a Montreal da una famiglia numerosa, povera, laboriosa ed esemplare. Purtroppo suo padre, Isaac, falegname, morì schiacciato sotto un albero quando il bambino aveva solo 9 anni; sua madre, Clotilde, morì a sua volta, stremata dal lavoro e afflitta dalla tubercolosi, all’età di 45 anni, dopo tredici maternità. Si attaccò maggiormente ad Alfred perché il bimbo era e sarebbe sempre rimasto gracile. Donna di grande pietà, lo iniziò alla preghiera, che sarà l’asse portante della sua vita. Rimasti orfani, i dieci figli rimasti furono affidati ai parenti. Alfred fu allevato dalla zia materna, ma dopo essere emigrato in California dovette sopravvivere con ogni mezzo: per tredici anni, eterno apprendista poiché limitato dalla sua debolezza fisica e dall’ignoranza, provò molti mestieri manuali, troppo pesanti da sopportare; andò anche a lavorare dall’altra parte del Saint-Laurent, nel New England (USA), ma ritornò definitivamente a casa dopo quattro anni (1867).
A Saint-Césaire, presso la tomba dei genitori, lo attendeva la Provvidenza: incontrò padre Joseph André Provençal, il nuovo parroco che, notando la sua disponibilità e la sua generosità, lo indirizzò verso la nuova Congregazione della Santa Croce, diffusasi rapidamente in Canada[2], fondata dal padre francese Basile Moreau nel 1843[3] con un programma ben definito: seguire Cristo attraverso l’evangelizzazione e la carità, soprattutto verso i giovani. Nello stesso momento in cui papa Pio IX proclamava san Giuseppe Patrono della Chiesa universale (8 dicembre 1870), Alfred, giovane di 25 anni, prese l’abito religioso al noviziato di Montreal (27 dicembre) sotto il nome di “fratel Andrea”. Sicuro di “saper pregare in mancanza di poter lavorare”, fu ammesso alla professione perpetua nel 1874. Per quasi quarant’anni (1870-1909) fu portinaio al Collegio di Notre Dame dove i suoi diversi incarichi subordinati, essendo bravo a fare di tutto, gli permisero di santificarsi con instancabile devozione e preghiera. A contatto con gli studenti e i loro genitori, con i visitatori attratti dalla sua fama, con i poveri e molto presto con i malati in cerca di conforto, egli occupava il suo tempo in modo instancabile e sfibrante, completamente offerto al Signore. Infatti non si limitava solo a ricevere, ma visitava le persone sofferenti e bisognose, imitando la carità di san Giuseppe: “Sostegno delle famiglie, consolazione degli afflitti, speranza degli ammalati...”, secondo le sue Litanie. Imitando la sua preghiera, il suo abbandono alla Provvidenza, la sua fiducia in Dio e la sua estrema bontà, egli affidava a Dio coloro che erano provati, sicuro che Egli li avrebbe aiutati. Infatti, la sua ardente devozione a san Giuseppe gli valse straordinarie grazie di intercessione presso le membra sofferenti del Cristo, e si diffondevano intorno a lui sollievo e guarigioni.
Di conseguenza, frére André fu invitato ad accogliere concretamente i malati in un povero ricovero situato di fronte al Collegio, vicino alla stazione dei tram (1900). Lì, sul pendio di Mont Royal, fece erigere in una nicchia una statua di san Giuseppe, statua che veniva sempre più venerata, al segreto richiamo del “taumaturgo di Mont Royal”. L’afflusso e la devozione erano tali che frère André riuscì a far costruire in suo onore una modesta cappella in legno: “L’Oratorio di San Giuseppe di Mont-Royal”, ampliata più volte fino a diventare nel 1967 il più grande santuario al mondo dedicato al capo della Sacra Famiglia, una basilica che poteva ospitare numerosi pellegrini provenienti da ogni parte.
Affrancato dalle sue funzioni nel 1909, all’età di 64 anni, frère André venne nominato custode dell’Oratorio e lo rimase fino alla sua morte, cioè per altri ventisette anni: viveva in una piccola stanza vicino alla cappella, conservata fino ad oggi.
Essendo diventato suo malgrado famoso in tutto il continente nordamericano, frère André faceva visita a parenti e amici e le donazioni raccolte erano utilizzate per la costruzione dell’immensa basilica, lavori che rallentarono temporaneamente a causa dalla grande crisi economica del 1929-1936. Nel dicembre di quest’ultimo anno, colto da un malessere e ricoverato in ospedale, morì piamente la sera del 6 gennaio 1937, dopo 91 anni di vita interamente dedicata a Dio e al prossimo. Per una settimana, esclusi i funerali, un milione di fedeli venne a venerare le sue spoglie deposte in una semplice bara di legno, e sepolte in un loculo nel cuore della basilica.

 

CONTINUA SU IL SEGNO DEL SOPRANNATURALE N. 394

 

 

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